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PREFAZIONE



Fu a inizio 2008 che mi venne l’idea di scrivere un nuovo libro, quando vidi un caro amico perdere un sacco di soldi senza che fosse inevitabile. Inizialmente volevo solo cambiare il modo in cui solitamente si pensa a Wall Street. Il mio intento era quello di aiutare gli investitori ad evitare tutte le insidie che nascono dal seguire i luoghi comuni e dalle urgenze dettate dall’emotività implicita nella stessa natura umana.
Nei mesi successivi vidi amici e conoscenti comprare "buone aziende", dire di averlo fatto "per tenerle a lungo", incrementare la posizione assunta per- ché "sottovalutata" o perché qualche guru aveva detto che il titolo era ai minimi. Peggio ancora, ne vidi altri che semplicemente seguivano i trader professionisti, i quali assicuravano loro che <>.
E più vedevo le persone perdere soldi su soldi in uno dei maggiori bear market della storia, più avvertivo pressante l’esigenza di informare. Il semplice libretto che avevo in mente si trasformò di colpo in qualcosa di molto più complesso. Capii che affinché la persona comune, i non addetti ai la- vori, potessero sopravvivere sul mercato, occorreva che pensassero il più possibile come trader. Quel che inizialmente fu ideato come un manuale introduttivo si sviluppò nel corso di due anni in una completa guida di tra- ding. Se questo vi facesse temere che il libro che avete fra le mani sia troppo complicato, abbandonate subito questa preoccupazione. Il mio approccio è molto semplice. Se anche vi consideraste degli “investitori” di lungo ter- mine, come vedrete presto, pure vi converrebbe pensare più come trader. Così facendo non è improbabile che riusciate ad abbandonare il vostro ego e ad ascoltare il mercato, e soltanto il mercato.

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Come usare questo libro



La quantità di argomenti che desideravo trattare mi ha costretto a dividere questo testo in due sezioni. La prima presuppone una conoscenza del trading scarsa o nulla. Avete compiuto il primo passo lungo la via che vi condurrà a capire che i luoghi comuni sono sbagliati, che i grafici sono la guida migliore, che il trend è dalla vostra parte e che la prima cosa che dovete fare per far soldi è non perderli. Imparerete che il vostro peggior nemico siete voi stessi ed anche se siete esperti di trading, pure converrete che la lettura di questa sezione vi sarà stata utile. Quando vi troverete in difficoltà, la miglior cosa che possiate fare è tornare ai fondamentali.
La seconda sezione è dedicata a chi vuole compiere un passo ulteriore. Contiene pattern che vi consentiranno di cogliere tempestivamente il trend, vi spiegherà come selezionare grandi titoli e vi esporrà tecniche discrezionali avanzate che vi aiuteranno a battere il mercato restando dalla parte giusta ed evitando i falsi movimenti, e minimizzando i danni sui movimenti avversi.

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Perché un manuale per i profani



Nel gennaio del 2008, mentre entravo in chiesa, ebbe luogo questa conversazione:

Sagrestano: Ehi Dave, che cosa pensi di Apple?

Io: Ha iniziato a scendere dagli alti livelli e sta scambiando più in basso. Ma in realtà è l’intero mercato azionario ad essere in affanno. Potremmo trovarci nelle prime fasi di un bear market.

Sagrestano: Ma si riprenderà.

Dal momento che non mi aveva mai chiesto nulla sulle azioni in precedenza, ne possedeva. Capii che qualunque altra cosa potessi dire gli sarebbe scivolata addosso. Pertanto mi limitai a sorridergli e mi sedetti. Qualche giorno dopo ricevetti una mail terrorizzata. Apple aveva continuato a scendere. Il mio amico sagrestano mi informò che ora era sotto di oltre 70 punti su 500 pezzi: una perdita di oltre 35.000 dollari. Stavo male per lui, specialmente perché se solo avesse fatto alcune piccole cose non avrebbe perso. Ed iniziai a chiedermi che cosa avrei potuto fare per i "profani".

E la risposta fu: dicendogli semplicemente che seguendo il trend, usando gli stop e mantenendo il rischio entro ragionevoli limiti non solo si possono evitare grandi perdite ma si può anche essere sulla retta via verso la red- ditività.

Due anni sono passati, e vedo ancora gente commettere gli stessi errori. Quel che vi vado qui ad offrire è un’alternativa che penso possa fornirvi un viatico per il successo. È un approccio semplice, ma che richiede, per essere applicato, che si cambi il modo di pensare a Wall Street e che si disimparino alcune cose. Dovrete anche imparare alcune cose su voi stessi.

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PRIMI PASSI CAMBIARE IL MODO DI PENSARE A WALL STREET



Occorre cambiare il modo di pensare a Wall Street. È possibile decidere meglio di miliardari, insiders, guru televisivi e "professionisti". Nelle prossime pagine confuterò qualche mito di Wall Street ed evidenzierò alcune verità. Vi mostrerò perché dovete dimenticare i luoghi comuni e dare importanza a quanto realmente imparerete operando sui mercati. Effettuare questo cambiamento non è difficile, se siete disposti a cambiare al contempo il vostro modo di pensare.



PRIMO MITO DI WALL STREET

Sul lungo termine il mercato non può che salire



Sembra ormai universalmente accettato che sul lungo termine il mercato non possa che salire. E dunque tutto ciò che vi resta da fare è comprare quote di un fondo comune diversificato o un index fund ed aspettare. Il problema è che non sempre i mercati sul lungo termine salgono. Bene, io suppongo che tutto nasca da quel che si intende per “lungo termine”. Supponiamo che abbiate comprato titoli durante il picco del 1929. Ammesso che abbiate potuto sopportare una perdita del 90 per cento, soltanto per tornare a pareggio vi sarebbe occorso un quarto di secolo (Figura 1.1).





Ipotizziamo ora che i titoli li abbiate comprati a metà anni ’60. Il vostro guadagno sarebbe stato praticamente zero fino all’impulso rialzista del 1983, stiamo parlando di 17 anni dopo (Figura 1.2).





Quando iniziai questo capitolo mi posi la questione se per caso potesse esistere nei mie lettori una mentalità del tipo: «Allora era allora, ora è diverso». Dopotutto, il benchmark dell’S&P500 non era poi molto lontano dal picco del 2000. Pensai che non mi sarebbe stato facile convincere a non comprare e tenere. Sfortunatamente per la moltitudine dei sostenitori del “buy & hold”, il mercato volse al caso mio. Il bear market che ebbe inizio nel 2007 si rivelò uno dei peggiori dal 1929. Nel marzo del 2009 lo S&P raggiunse i suoi minimi a 13 anni. Da questi minimi, soltanto per arrivare a pareggio, il mercato sarebbe dovuto salire del 200 per cento.

In più di un cocktail party mi sono visto ridere in faccia per aver sostenuto che la borsa può rimanere anche 25 anni senza salire. Da ciò sono derivate accese discussioni e antipatiche situazioni. Ho imparato da Dale Carnegie e da mia moglie Marcy a limitarmi ad annuire e a gustarmi il mio drink. Non vi chiedo di credermi sulla fiducia: solo guardate i grafici, e mentre lo fate passatemi un Black and Tan.

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SECONDO MITO DI WALL STREET

Gli esperti sanno esattamente dove è diretto il mercato



Mi fa morire quando vedo i guru pontificare con quella certezza. Spesso le persone mi dicono di aver comprato perché qualche esperto televisivo li ha convinti che un certo titolo ha toccato il fondo. Riflettete: per sapere con assoluta certezza che un titolo ha toccato il fondo dovreste sapere tutto quello che accade nel mondo. Dovreste sapere che un certo amministratore delegato non avrà mai un infarto e, se sapeste il contrario, dovreste sapere che gli seguirà un amministratore delegato più capace. Dovreste sapere che non sta per venire coinvolto in uno scandalo legato alla prostituzione, che non ha falsificato i bilanci né si è mai appropriato indebitamente di denaro. Credetemi, "la cosa" accade. Dovreste sapere che un hedge fund con una grande partecipazione in una compagnia non solo continuerà a detenerne i titoli ma ne comprerà altri. Dovreste altresì sapere che tutti i detentori di posizioni più piccole – dai possessori di spezzature alle signore anziane che hanno investito in fondi comuni che detengono in portafoglio quei titoli − non venderanno. Dovreste inoltre sapere che non vi saranno attacchi terroristici. E che l’economia rimarrà forte. Dovreste sapere che non stanno per essere promulgate leggi o regolamenti sfavorevoli all’azienda di cui siete azionisti. E l’elenco potrebbe continuare. Il punto chiave è: per formulare previsioni certe dovreste sapere tutto.

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